Tragedy

I would like to write a letter

That could be forgotten

in a drawer for fifty years

Faded, perfumed by dust

and dry petals of tea roses

To be found by chance

by my nephews.

But my pen betrays me

I let my hands slip

So I chase words

With my fingers glued to the keyboard.

Words doomed to vanish in a snap

from the virtual container of inadequacy.

No graphologist will pontificate on

My  supposed narcissism

or on the bizarre dream of an unreality that harasses me.

What will survive of me will not have a history.

Nothing you will know of the afterthought, of the step in front

Or of the one behind

Nothing you will know about  the failure

Nothing of the victory

Nothing  would be known about the wondering of my story telling

Nothing of the horror felt

In front of those blank sheets of paper

 How long the empty road

Without beginning or end

Or of the horror left without ink

Among the breathless turmoil of the unspeakable.

Tragedia

Vorrei scrivere una lettera

che possa restare abbandonata

in un cassetto, per cinquant’anni

Che possa essere ritrovata

per caso dai nipoti

scolorita, profumata di polvere

e petali secchi di rosa tea.

Ma la penna mi sfugge

mi sfuggono le mani

così inseguo le parole

con le dita incollate alla tastiera

Parole condannate a sparire in un click

dal cestino virtuale dell’inettitudine.

Nessun grafologo potrà sentenziare

su un qualche presunto mio narcisismo

o sull’estroso mio sogno d’irrealtà

Ciò che di me si salverà non avrà storia

Nulla saprete del ripensamento

del passo avanti

o di quello indietro

nulla saprete del fallimento

e nulla della vittoria

nulla si saprà sull’errare del mio narrare

nulla si saprà del mio terrore

davanti ai miei fogli in bianco

di quanto lunga è stata

la strada vuota

senza inizio e senza fine

o dell’orrore rimasto senza inchiostro

tra i tumulti sfiatati dell’indicibile.