Fetish

Amongst the skeletons I keep in the cupboard

There is a talking doll

Naked and without a record.

I hated her lullabies

Especially those of the stuffed little lamb

Thrown out the window because it bleated too much.

I keep her because

Her empty head

Still, upsets me

and because I adored disfiguring her

cutting her hair

despising her for her being a doll,

and I child, above it all.

 

Among the skeletons I keep in my closet

There are still silk black gloves strewn about

Invisible underwear and  filthy stockings

To play at dirty doll.

I keep them because

my empty head

of that time

Still, upsets me

and to remind me I liked

letting my heart be injured

letting my body be despised

by someone else beneath me.

 

Different for each of us

I tried to act

As in a movie

But the unexpected happy ending

Took me by surprise

Breaking these aims of dark  plots

Undergoing  my immortality

The pleasant mourning of perishing body.

I keep well clear of  rewinding the tape

I won’t press the reset button.

I will adorn myself with bloodstains instead

I will wear necklaces of shinbones

And only at a net gain of hypocrisy

Will I offer you my embrace.

Feticci

Tra gli scheletri che conservo nell’ armadio

c’è una bambola parlante

nuda e senza disco.

Odiavo le sue cantilene

e così quelle della pecorella di peluche

volata via dalla finestra perché belava troppo.

La conservo perché ancora mi turba

la testa sua vuota

e perché mi piacque sfregiarla

tagliandole i capelli

sprezzandola per il suo essere bambola

e io bimba, al di sopra.

 

Tra gli scheletri che conservo nell’ armadio

ci sono guanti di seta nera ancora inseminati

slip invisibili e calze violate

con cui giocare alla bambola sporca.

Li conservo perché ancora mi turba

la testa mia vuota di allora

e per ricordarmi che mi piacque

lasciarmi sfregiare nel cuore

lasciarmi sprezzare nel corpo

da un qualcuno, al di sotto.

 

Diversa per ciascuno

ho tentato di recitare il mio film

ma l’imprevisto lieto fine

mi ha colta alla sprovvista

interrompendo le mie trame nere

l’esperire della mia immoralità

il gradito lutto del degradarsi del corpo.

Mi guardo bene dal riavvolgere il nastro

Non premerò il tasto reset.

Mi addobberò, invece, con le mie macchie di sangue

porterò la mia collana fatta di tibie

e solo al netto dell’ipocrisia ti proporrò il mio abbraccio.