Turin’s boulevards

beginning of February when

the sun is warm and yet

trees cry.

 

Here in Sabotino square

the orange fifteen is covered

by the dust of the working class times,

of the old Lancia you know

it is a life forsaken

  • I used to stop by its pink-cyan broken glasses

to bring them comfort.

 

We are back to the village where,

up the stairs, childhood reminds us

the yellow house made of smoke, the coil

recording us running out of the door

towards the bedroom to jump

on the slats in front of the mirror

of that wardrobe filled with

naphthalene.

 

Spending every Monday is suspending

my mind on strings and hearing your eyes

bending over the ground

at every noise.

For years this tram have been resewing

the neighborhood of us passing through.

Along the way along the wet track

it get stuck at every stop

and yet it goes on despite the snow:

and this clanking

has been holding us forever, exhausted

together.

Translation by Pietro Federico

I viali di Torino

i primi di febbraio quando

il sole è caldo eppure

le piante piangono.

Qui in piazza Sabotino

il quindici arancio ha

la polvere dei tempi operai,

della vecchia Lancia che sai

è una vita abbandonata

– coi vetri rosa-azzurri rotti

che mi fermavo a consolare.

Si torna nel borgo dove

l’infanzia ricorda su per le scale

la casa gialla di fumo, la bobina

registrare le fughe per la porta

verso camera da letto a saltare

sulle doghe davanti allo specchio

di quel mobile pieno

di naftalina.

Passare ogni lunedì è fermare

la mente sui fili e a ogni rumore

sentire chini i tuoi occhi

piegarsi per terra.

Questo tram ricuce da anni

i quartieri dei nostri passaggi.

Nel viaggio sui condotti bagnati

a ogni fermata incaglia

e pure nella neve prosegue:

è questo sferragliare

che da sempre ci tiene, sfiniti

insieme.